Pierpaolo Pasolini

Discussione sull'intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini dal titolo "La TV, i mass media e l'omologazione" andato in onda su Rai Edu nel novembre del 1975, a cui parteciparono anche alcuni compagni di classe di IIIB del liceo frequentato dal Regista. La riflessione che segue si riferisce al contenuto del video dal minuto 5'20" al 5'51". Dove si posa il nostro amore? Perché forse è questo che differenzia l’essere umano. Pier Paolo Pasolini lo posò per primo su sua madre, una donna che lo accompagnò per tutta la sua vita travagliata e chiacchierata. Pasolini si dichiarò sempre comunista, cattolico e omosessuale in anni dove solo una cosa su tre era tollerata e soprattutto non se accompagnata dalle altre due. Egli, già poeta a 7 anni, non rinunciò a posare l’amore su ogni cosa, nonostante la società piccolo borghese di allora ne rimanesse scandalizzata. Arrivarono così le denunce e i processi, i suoi libri crearono turbamento, i suoi film oltraggio al pudore o alla religione. Pasolini era solo un intellettuale che riusciva a vedere cose che la maggior parte non riesce a notare neppure oggi a mezzo secolo dalla sua morte. Aveva compreso la fine della grande cultura contadina a fronte di una pianificazione industriale che aveva tagliato le radici di una cultura millenaria, promettendo benessere e ricchezza e facendo entrare il paese nella logica consumistica e materialista. Amato solo da una stretta cerchia di intellettuali, Pasolini cercava nell’uomo la sua grazia originale, primigenia che la nuova cultura distorceva con i suoi modelli di comportamento. Le parole degli operai, diceva, sono le parole della classe dominante, mettendo in risalto la coincidenza dei gusti tra il proletariato e la classe agiata e denunciando la televisione di procurare modelli consumistici e distorsivi. Quello di originale che ha l’operaio è la sua fisicità, diceva e in questa parola rinchiudeva tutte le simboliche espressive. Nel corpo egli ritrovava il pensiero, il cuore, la dignità, la personalità originale, nei gesti il suo linguaggio. Così nel trasferimento a Roma incominciò a frequentare i baraccati, i delinquentelli delle borgate, un’umanità che portò senza veli e senza censure nei suoi libri e nei suoi film. Una realtà cruda e spiccia non edulcorata dal tubo catodico e tenuta, per pudore, lontana dalla vista quotidiana. Per alcuni critici fu il più realista del registi, perché il cinema, sosteneva Pasolini, è la scrittura della vita. Muore ucciso e martoriato, a poco più di cinquant’anni, pestato a sangue e deturpato persino dai pneumatici di un auto. L’assassino, un ragazzotto, fu catturato e la cosa si chiuse lì, sottintendendo che il vizio e la perversione avevano causato la tragedia. Su cosa si posò il suo amore, le sue opere ne parlano ancora adesso, su cosa posò l’interesse in quei giorni però si sa, stava finendo il libro Petrolio e la presunta scomparsa di un capitolo del libro fa aleggiare il sospetto che volesse rivelare importanti particolari sulla morte di Enrico Mattei. Cosa è la fisicità? Per alcuni filosofi la realtà è l’incontro del proprio corpo con il mondo per cui la fisicità pervade ogni attimo che noi viviamo, è la carezza sulla guancia di una bimba, è gettarsi in una tecnica di judo, uno sfioramento erotico o la bramosia di finire un libro che piace. E’ il dolore della morte di tua madre, è il buco nello stomaco per la fame, la risata che sgorga improvvisa, la tristezza che scende e si accompagna ad un freddo che sale. La fisicità è battere, squassare, inciampare, accarezzare, infiammarsi. “....così Ettore si scagliò, agitando la spada acuta, e anche Achille si mosse, l’animo pieno di furia selvaggia...”. L’animo pieno di furia selvaggia è il corpo pieno di furia selvaggia! Tutto è corpo! L’odio è il corpo che vibra un fendente, l’amore è il corpo che vibra di piacere. Ci dobbiamo allontanare dal concetto medico che il corpo si divide in organi, vasi, tessuti, articolazioni, quello è il corpo medico necessario per lo studio ma non per la vita. La divisione corpo mente e cuore è solamente un esempio per formulare una teoria, è didattica non realtà. Quando sarò stanco dirò sono stanco, non ho un corpo stanco, noi siamo quel che percepiamo, così forse fino a che noi almeno ci sentiamo in salute. Il judo è il nostro amplificatore di sensi e di significati, non c’è solo la stanchezza da tenere a bada (che non ti tiri brutti scherzi), non il corpo squassato dalle cadute o la frequenza cardiaca che batte forte nel petto, c’è la mente da tenere ben sveglia e attenta perché quell’addestramento ci aiuti a diventare più abili e ci migliori. Siamo quella “fisicità” e, nella migliore delle ipotesi, quella “originalità”, perché il lavoro del corpo ci porti a sentire, interiorizzare la crescita in modo diverso in ognuno di noi perché si mescola alle storie personali e viene filtrata dalle nostre esperienze. Cosa saremo è una scommessa non facilmente comprensibile ma sicuramente incasseremo il risultato che sarà ciò che abbiamo vissuto e il modo in cui lo abbiamo compreso, questo costituirà la nostra originalità, il pensiero e il nostro karma. Ben venga quindi la battaglia dei cuori, lo studio delle menti e l’esperienza di un corpo frontale, perché quel corpo è amico e nemico, occasione e opportunità, maglio e incudine, insieme a quel corpo scriverò la mia storia e lui la sua, insieme, inscindibilmente. Anche questo è judo. Alessandro Giorgi

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