....era chiaro che il judo fosse qualcosa di più.

La Svizzera è un’esperienza naturalistica importante, gli occhi del visitatore si riempiono delle meraviglie di una montagna incredibile (49 vette che superano i 4.000 m di altezza), sentieri per migliaia di chilometri, pascoli verdi e scoscesi, valli bellissime, cascate e corsi d’acqua, una presenza di costruzioni che si sposano perfettamente con la natura circostante. La posizione del paesino (400 anime) è stupenda, si trova ad una quota di 1650 m, raggiungibile solo in funivia o in cremagliera, è di fronte alla catena dello Jungfrau tra due 4000, il Monch e l’Eiger, la cui parete nord è tragicamente nota nel mondo alpinistico. Ed è in questa splendida cornice che si celebra lo stage di Murren, normalmente la seconda settimana di Luglio, a Murren, appunto, in Svizzera nel comune di Lauterbrunnen. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a questo stage sicuramente, all’arrivo, avrà incontrato una signora magra con due treccine da ragazzina, che, salita su un panchetto, salutava gli ospiti dando indicazioni del programma dello stage in almeno tre lingue. Lei è Silvia Soave, l’organizzatrice. Come si inizia a far judo? Così un po’ per caso, di norma. Un’amica di Silvia faceva judo e lei chiese se poteva accompagnarla e vedere la lezione. L’insegnante fu intelligente, la coinvolse e Silvia fece la sua prima lezione in jeans e maglietta. Era il 1969 e il judo aveva avuto una notevole espansione anche se i club non si trovavano ovunque. Il pioniere fu un farmacista di nome dott. Hanho Rhy, coreano di origine, che per primo iniziò ad insegnare nel 1946. Allora era solo ju jutsu, col passare degli anni poi si differenziò anche come judo. Silvia trascorse alcuni mesi a Londra dove continuò a studiare il judo, e quando ritornò a casa incontrò il maestro che ancora oggi ricorda con piacere e con rispetto. Ecco potremmo dire che sì l’occasione è importante, il primo impatto deve essere positivo ma poi quello che agisce come forza trainante è la qualità dell’insegnante. Antonio Lazzarin, italiano della zona di Verbania, si era trasferito a Locarno per lavoro, quando lo videro far judo gli chiesero di insegnare presso il club di Muralto. Era una figura autorevole ma amichevole al tempo stesso, il suo judo era di ricerca della tecnica e di studio dei particolari. Di questo ha bisogno il judo per diffondersi, di una classe di buoni insegnanti. Qualità dello studio e ricerca tecnica fanno la qualità del tecnico, la personalità e disponibilità umana del tecnico lo trasformano in maestro. Da lì a poco iniziò anche la carriera agonistica di Silvia, in un paese che si stava sempre più organizzando lo sport e che faceva l’occhiolino ai paesi confinanti per vedere cosa di buono c’era da conoscere. Incominciarono così le prime uscite, in Olanda a Papendaal conobbero Tokyo Hirano, poi in Belgio Mahito Ogho, Wolfgang Hofmann e a Losanna arrivò un giapponese incaricato del Kodokan, Kazuhiro Mikami, classe ‘39 oggi 9° dan. Sul finire degli anni ‘70 il Judokwai/Judoclub di Losanna volle avere anch’esso un maestro giapponese e così tramite Mikami e Frédéric Kyburz (sempai di Katanishi a Tenri), giunse in Svizzera il maestro Hiroshi Katanishi che insieme a Hironori Shinomiya allenò la prima squadra femminile di cui faceva parte anche Silvia. La prima volta che vedemmo Hiroshi fu ai campionati svizzeri per stranieri dove sbaragliò tutti quanti. Fummo subito colpiti dalla finezza della sua tecnica, anche se io ero già più abituata, dice Silvia, perché anche il maestro Lazzarin era molto tecnico. Dice “…. con questi maestri così tecnici era chiaro che il judo fosse qualcosa di più che vincere o fare in modo di vincere…”. Silvia Soave per molti anni organizzò lo stage estivo con Tokio Hirano. Ricorda che lui raccontava di fare sempre, prima di andare a dormire, mille tandoku renshu (allenamento con l’ombra), che di notte sognava le tecniche e che bisognava pensare costantemente al judo (forse oggi lo chiameremmo una specie di allenamento mentale). A questo proposito ricordo di avere letto un’intervista a Ishikawa Sensei, il quale diceva che per un’ora di allenamento fisico suggeriva un’ora di allenamento mentale ripensando alle tecniche, le combinazioni e alle situazioni del randori. Sul metodo di Hirano è interessante parlare degli esercizi che faceva fare. Prima di tutto lavorare senza l’uso della forza, poi ripetere moltissime volte prima con un braccio poi con l’altro, poi il lavoro delle anche, delle gambe, infine tutto insieme. Non insegnava a rompere l’equilibrio allontanandosi e avvicinandosi sul piano sagittale ma sul piano trasversale cioè saltando dal basso verso l’alto per poi sparire sotto il compagno. Hirano, come tutta quella generazione apparteneva ad un periodo pionieristico fatto di un judo anche molto simbolico. Hirano condusse lo stage per circa 10 anni, poi Silvia prese in mano l’organizzazione dello stage con Hiroshi Katanishi che continua già da una decina di anni. Siamo alla fine della serata , un po’ stanchi e assonnati, ma Silvia ci fa una sorpresa: nella stanza arriva il suo compagno e suonando la fisarmonica ci dedica un paio di canzoni. E’ bellissimo sentirlo suonare e ci dice che da lì a poco sarebbe andato a Castelfidardo in provincia di Ancona per comprarsi una nuova fisarmonica italiana. Ci congediamo e ringraziamo Silvia, e anche il suo compagno, dandoci appuntamento al prossimo stage, quando si potrà….à bientot Silvia! Tokio Hirano (1922/1993) nacque nella prefettura di Kobe e iniziò a studiare judo a 12 anni con Fukushima sensei a Kyoto che lo indirizzò poi per gli studi universitari a Takushoku dove studiò con Ushijima sensei (altro mito della storia del judo, nato nel 1904 vinse due dei primi tre Campionati del Giappone di tutte le categorie, soprannominato il demone Ushijima, fu fondatore della International Judo Association. Di lui tutti avevano una paura folle per la durezza del suo metodo, il suo motto era “attacca finché il tuo cuore non smette di battere”. Ushijima sensei, 9°dan ebbe due allievi famosi, Hirano e Kimura. Nel ‘44 Ushijima, cercò di assassinare il generale H. Tojo, primo ministro giapponese e fanatico dell’entrata in guerra del Giappone). Dai maestri si può evincere che Hirano ebbe una formazione di stampo Kosen. Giunse in Europa nel ‘52 girando e insegnando un po’ ovunque; è famosissimo il lungo filmato girato presso il castello di Well con opa (nonno) Shutte (olandese di nascita, dentista di professione, iniziò judo con grande entusiasmo a 46 anni, diventò un grande specialista di newaza e assieme a Legget e Jasarin fu uno dei padri del Judo Tradizionale Europeo). Tokyo Hirano fu una leggenda del judo per due motivi: la sua enorme bravura e per il suo metodo di insegnamento. Nel ‘52 venne in Europa e rimase per sei anni. Per promuovere il judo Hirano sfidava pubblicamente tutte le cinture nere della città in cui andava. Nella città di Mannheim (Germania) sfidò 54 avversari dal primo al terzo dan e fece ippon a tutti in 34’, ma arrivò anche a batterne 73 in poco più tempo. Tale conteggio fu tenuto e nei sei anni di permanenza ebbe oltre 4.300 vittorie (Judoinfo). Durante la storia del judo, in Giappone, il modo per ottenere una promozione di grado dal Kodokan era quello di partecipare al Kohaku Shiai che si teneva due volte l’anno e segnando 5 ippon si poteva ricevere una promozione di un dan nella giornata. Hirano, ancora ragazzo, segnò 22 ippon solo di osotogari e conquistò abbondantemente il primo dan. A 19 anni era 5° dan. Durante l’Università studiò con Ushijima sensei. Si racconta che Hirano un giorno andò ad allenarsi presso il dojo della polizia metropolitana di Tokyo e in tre ore di randori, lui era una settantina di kg, segnò 500 ippon con 60 cinture nere. Mahito Ohgo studiò negli anni ‘60 presso la Tenri University e lì conobbe Wolfgang Hoffman (argento a Tokyo ‘64) che nel ‘63 lo portò in Germania dove contribuì moltissimo al miglioramento didattico tedesco insegnando in molti club tedeschi ma anche girando in Svezia, Danimarca, Svezia, Olanda, Svizzera e Austria. Fu anche docente presso la German Sport University di Colonia e diffuse in Europa la metodologia del tandoku renshu. Alla fine degli anni ‘70, il fondatore della Tokai University, Shigeyoshi Matsumae, judoka di alto rango, ammiratore di Kano Jigoro e industriale molto influente lo riportò a Tokyo dove Ohgo divenne suo consigliere personale con un focus sull’Europa. Fu segretario di Matsumae fino alla fine dell’attività che allora era di Presidente dell’IJF (1987). Hiroshi Katanishi nasce a Kobe nel ‘52 e frequenta la Tenri University con il famoso maestro Yasuichi Matsumoto ma esce dalle competizioni molto presto per un problema ad un polso così grave da rischiare l’amputazione dell’arto. Dal ‘70 al ‘74 allena la nazionale francese e nel ‘76 viene chiamato ad insegnare al Judokwai/Judoclub di Losanna. Lavora per la federazione svizzera e dal ‘79 al ‘85 e ne allena la nazionale femminile. E’ attualmente 8° dan e uno dei tecnici più stimati e famosi al mondo; ha avuto moltissimi allievi e molti campioni come l’attuale presidente della federazione svizzera Sergei Aschwanden o Oliver Schmutz. Collabora con i massimi tecnici d’Europa: Jane Bridge, Patrick Roux, Go Tsunoda, Frederic Demontfaucon e Frederic Dambach.

....era chiaro che il judo fosse qualcosa di più.