L'arte e il Judo, fra il nero e il bianco

Si chiacchiera intorno alle opere, in bianco e nero, di Franz Kline, un pittore statunitense tra i maggiori esponenti dell’informale, un action painter, e osservandole sembra che abbiano a che fare con il judo, cioè che nelle sue opere si veda il judo. Ci si domanda se in fondo “il movimento crea l’arte”, cosa ne pensi Cinzia?

Cinzia Cavazzuti sorride e ridendo dice: “Oh, mi dovevo preparare meglio!” Ridiamo tutti, mentre una voce femminile ironicamente annuncia che quest’argomento è il più semplice, il peggio deve venire... Altra risata.

In fondo iniziare a parlare anche d’arte con una donna (che da tre anni copre la carica di vicepresidente del settore judo Fijlkam Lombardia), laureata all’Accademia delle Belle Arti di Milano (Brera), ex atleta professionista nel mondo del judo, e una seconda laurea in Scienze Motorie, era quasi scontato.


La battuta iniziale si ferma lì, e si incomincia subito a fare un parallelismo tra arte e judo.

"Personalmente vedo il judo, e anche il combattimento, come atto creativo; sia nell’arte ed anche nel judo, alla base c’è lo studio della tecnica, l’allenamento, gli instancabili esercizi spesso ripetitivi; però è soltanto quando sono ben appresi che scaturisce l’atto creativo, intendo dire quando si è acquisito quella leggerezza del fare, quei gesti che non sono pensati e che ti permettono di trovare delle soluzioni sempre nuove e adeguate.

Questo aspetto dovrebbe essere parte dell’insegnamento, soprattutto dei più piccoli, è una parte che si sta perdendo, forse perché prima si lasciava più libertà nel randori e si condizionava meno i ragazzi, anche negli schemi di combattimento. Penso sia importante, invece, lasciare sempre uno spazio a risolvere da sé, proprio per alimentare la creatività".

Quindi tu dici: l’arte in quanto creatività, cioè tu studi un modello poi hai la libertà di rappresentarlo.

"Sì, il bello del judo è proprio questo contrasto: alla base c’è lo studio della tecnica in tutte le sue accezioni ed è quando hai ben assimilato, che diventa qualcosa di tuo senza nessun condizionamento, che puoi creare".

Ed eccoci ad un’altra considerazione: “Sicuramente nel mondo dell’arte, dal ‘700 in poi, si comincia a vedere “l’avanguardia”, c’è anche nel mondo del judo?”

"Mi piacerebbe! In realtà dovrei pensarci, ma penso di no. Certamente ci sono, e vedo, dei giovani che sono “presi”, appassionati. Però, rispetto alle nostre generazioni, oggi i ragazzi hanno anche più possibilità di scelta, di cambiare. Inoltre c’è da dire che purtroppo noi paghiamo le conseguenze di come si è sviluppato lo sport in Italia, non solo nel judo ma in tutte le federazioni".

Come sempre una cosa chiama l’altra e si arriva a toccare argomenti che nemmeno pensavamo di sfiorare. Finiamo così a parlare di “donna e sport”.

E’ un argomento intrigante e Cinzia non esita a dire che c’è ancora tanta strada da fare. Certo molte cose sono migliorate, ma siamo ancora lontani dal costruire quel reciproco rapporto di rispetto basato sulle diversità. Questo accade ovunque, ma se vogliamo guardare il nostro mondo possiamo prendere ad esempio quel che succede sul tatami, soprattutto nel randori: troppa forza o troppo paternalismo. Fuori dal tatami, anche se in forma diversa, le dinamiche sono le stesse.


"E' considerare il valore aggiunto che può portare una donna all’interno del mondo del judo e non solo?" Chiede, provocando, Laura.

"Sì, sono d’accordo con quello che hai detto poco fa riguardo alla donna che ha costruito tutto seguendo l’immagine maschile, forse era un percorso che si doveva fare per rompere degli schemi. Oggi il contributo della donna, in tutti i campi, diventa un valore aggiunto proprio per il modo completamente diverso della donna di affrontare le situazioni".

Beh, la discussione si fa lunga, articolata e molto interessante toccando diversi aspetti della vita e anche del judo. Riportare tutto diventa davvero difficile, ma la sintesi si può racchiudere in una frase, che forse ci aiuta a trovare la chiave per un futuro: “annullare il bianco o il nero non è possibile, è quasi una idiozia semplicemente perché esistono entrambi. Dobbiamo coltivare, invece, la consapevolezza che “esistono entrambi” e che proprio per questa ragione devono viaggiare insieme per costruire qualcosa di nuovo, di bello".


Quasi come i quadri di Franz Kline.

Forse è questa la nuova avanguardia.


Grazie Cinzia, della lunga e bella serata con una donna che vive il judo e per il judo.





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