Furiko tomoe nage san

E’ trascorso un anno da quel giorno, non si è più fatto molto judo da allora, nessuno lo avrebbe potuto immaginare ma qualcosa avrebbe cambiato il mondo..

Ci sono persone che incontri che ti lasciano un ricordo per sempre. Non so da cosa dipenda, non conosco l’alchimia che caratterizza questi incontri ma sento che c’è un passaggio di “cose”, piccoli “significanti” di cui non so dire il nome. Così è accaduto con Katsuhiko Kashiwazaki, classe 1951, medaglia d’argento nei 63 kg ai Mondiali di Vienna del ‘75 e oro nei 65 kg in quelli a Maastricht dell’81, 7 volte medagliato in tornei internazionali (come Kano Cup e Torneo di Parigi) e per 7 anni medaglia ai Campionati giapponesi.

Kashiwazaki Sensei è stato chiamato dal Maestro Corrado Croceri, tecnico molto conosciuto e pluricampione italiano, suo amico da circa 40 anni.

Lo stage si è svolto nei gg 19 e 20 dicembre a Corridonia per festeggiare i 45 anni del Dojo Kenshiro Abbe Gruppo Marche.

Assieme al Maestro sono stati ospitati una decina di judoisti universitari giapponesi di Tokyo, alcuni molto forti a terra perché frequentatori del Kosen judo.


Arriva presto al palazzetto con moglie e allievi, saluta tutti cordialmente, è sorridente e per nulla dimostra i suoi 68 anni, visto i capelli neri e la pelle pressoché priva di rughe, come molti giapponesi.

Ci cambiamo poco dopo, ha un fisico asciutto, longilineo, dita lunghe e affusolate, potrebbe essere un musicista, lo accompagna nella traduzione il Maestro Piercarlo Cappelli, famoso maestro di Torino che parla un giapponese fluente. Kashiwazaki Sensei, parla sottovoce, è simpatico e sa come trattare con gli europei, ha lavorato da giovane con le nazionali d’Inghilterra, Canada e Germania e in molti stage in tutta Europa.

Scherza, dice che il suo judo è datato (i Maestri Cappelli e Croceri sorridono), non è più attuale. A sedici anni si è rotto il gomito e negli anni seguenti è stato operato tre volte, il suo tiro preferito era seoi nage, doveva scegliere se smettere o cambiare tecnica, scelse di concentrarsi nel newaza, dopo diventerà la sua specializzazione. Successivamente comincerà a specializzarsi nei sutemi per poter rendere tutto più efficace e compatibile nelle competizioni. Dice di non essere bravo in uchimata o tecniche simili (ancora sorridono i maestri). Mostra i suoi speciali, furiko tomoe nage in più varianti (che potremmo tranquillamente chiamare il tomoe nage di Kashiwazaki, visto che nessuno mai è riuscito a riproporlo come speciale) e il suo favoloso uki waza, in cui ha un uso fondamentale della testa per avere una posizione stabile e non far vedere il gesto all’altro. E’ elegante ed efficace, gli uke vengono lanciati a svariati metri nel tomoe nage, insiste nel timing di spinta del piede e sul ruolo di uke che deve fare la giusta reazione. Quando una coppia non riesce nell’esecuzione lui interrompe, chiama un ragazzo dei suoi e chiede di riprovare, questa volta tutto riesce...segno che il judo fatto bene si fa in due.

La prima lezione termina così, con una mezz’ora di randori.

Il giorno dopo si inizia con ne waza, qui il Re si rimette la sua corona e non c’è più storia per nessuno.

Mostra le basi della lotta a terra, veloce preciso, indica come progredire, supera le difese da soffocamento senza uno sforzo, una stilla di sudore, una smorfia di fatica. Sorride e apporta sempre nuove soluzioni, se uke fa così, io faccio cosà, se invece gira di qua io vado di là...Diventa come Garry Kasparov, i suoi arti sono i pezzi di una scacchiera e si muovono veloci e sicuri in combinazioni di attacco.


In un baleno ripenso alla finale del mondiale dell’81 con Nicolae, la troppa foga messa nel tiro fa fare al rumeno un giro e mezzo atterrando di fianco, solamente yuko poi il veloce lavoro di Kashiwazaki per arrivare all’osaekomi, alcuni secondi d’immobilizzazione e Nicolae interrompe l’azione catturandogli la gamba destra, Kashiwazaki lavora per 13” per sfilare la gamba inutilmente, poi senza perdere la continuità reimposta il lavoro legando il braccio destro del rumeno e per venti secondi cerca di togliere la gamba sinistra dalla morsa di Nicolae il quale le abbraccia entrambe col sinistro. Poi il capolavoro del nipponico, il quale si trova al fianco sinistro di Nicolae con la gamba destra catturata dal rumeno in una specie di sankaku e il pantalone della gamba sinistra di Kashiwazaki controllato dal forte braccio sinistro di Nicolae. Il nipponico allora passa la mano sinistra internamente al braccio che tiene il pantalone va a fare una presa al ginocchio del pantalone destro del rumeno (qui c’è un momento di suspense perché quasi sembra che sia diretto a prendere il pantalone dall’interno, non lo può fare, sarebbe sanzionato, infatti sale di dieci centimetri e prende la stoffa più in alto), strappa la presa che gli blocca la gamba sinistra, sfila la gamba destra da quelle di Nicolae e si conquista l’oro mondiale. Pura poesia….mi ricorda Italia-Germania 4 a 3 nel ‘70 a Città del Messico, alla fine ero stanco come se avessi giocato.


Durante il randori di fine lezione mi avvicino, entrambi guardiamo gli altri muoversi e, aiutato dal Maestro Cappelli, gli dico che a mio avviso lui ha rappresentato uno spartiacque nello studio del ne waza, c’è un prima e un dopo Kashiwazaki.

Certo questa è la mia opinione e niente di più, ma credo che il suo modo fantasioso di lavorare a terra abbia dato una svolta alla stessa, alleggerendo il ne waza che sembra più dinamico e privo di potenza. Il suo judo è apparentemente senza forza, lui accelera il ritmo e coglie sempre il vuoto dell’altro. Lavora su piccoli particolari, lega sempre un braccio per annullare una spalla, un braccio e persino un poco l’anca dell’altro, non concede spazi e mette sempre uke in posizioni scomode dove non può fare una buona controffensiva.

Lui ringrazia e mi risponde che nella sua vita di judoista iniziata a 10 anni, ha sempre sognato di “inventare“ delle tecniche di judo, dei modi di fare... bisogna dare spazio alla creatività, studiare a fondo la “forma” per poi cercare di personalizzarla e renderla più efficace possibile.

“...Il ne waza è più lento della lotta in piedi, anche se non sei troppo dotato puoi ragionare e costruirti delle strategie. Essere un buon lottatore a terra può aiutarti anche nel tachi waza perché hai meno paura di cadere a terra. Ho studiato molto i sutemi per rendere più efficace quello che sapevo fare a terra e perché sono difficilmente contrattaccabili”, scrive nel libro “Fighting Judo” pubblicato con le foto di T. Donovan, un famoso fotografo inglese e c.n. di judo.


Grazie Kashiwazaki Sensei, ti porterò con me nello studio del judo per la tua grande umiltà e per la bellezza del tuo talento.


A.

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